50) Furet. Storia e vissuto rivoluzionario.
Il rifiuto di quella filosofia della storia che sta dietro alla
rivoluzione passa necessariamente attraverso la presa di distanza
dello storico dal vissuto rivoluzionario, cio dal modo in cui i
protagonisti della rivoluzione hanno vissuto quegli avvenimenti.
L'esempio di Tocqueville.
F. Furet, Penser la Rvolution franaise [Critica della
Rivoluzione francese].

 In altre parole, qualunque concettualizzazione della storia
rivoluzionaria non pu prescindere da una critica dell'idea di
Rivoluzione quale la vissero i suoi attori e la tramandarono i
loro eredi, ovvero come una radicale trasformazione e l'origine di
un'era nuova. Finch in una storia della Rivoluzione mancher
questa critica, la sovrapposizione di un'interpretazione di
carattere pi economico o pi sociale a un'altra puramente
politica non cambier affatto ci che accomuna tutte queste
storie, ovvero la loro fedelt al vissuto rivoluzionario del
diciottesimo e del ventesimo secolo. La sovrastruttura economica e
sociale aggiuntavi dal marxismo ha forse l'unico merito di far
emergere chiaramente, con la sua assurdit, le aporie di qualunque
storia della Rivoluzione fondata esclusivamente sul vissuto
interiore dei suoi attori.
E' qui che mi unisco a Tocqueville e ne misuro il genio. Nello
stesso momento in cui Michelet concepiva la pi penetrante storia
della Rivoluzione che sia mai stata scritta, sul modo
dell'identit - una storia senza concetti, fatta di scoperte del
cuore e segnata da una sorta di divinazione degli animi e degli
attori - Tocqueville immagina, ed  l'unico che abbia immaginato
la stessa storia sul modo opposto dell'interpretazione
sociologica. Il problema non sta dunque nel fatto che le opinioni
del patrizio normanno differiscono da quelle del figlio del
tipografo parigino: Tocqueville, ad esempio, non scrive una storia
della Rivoluzione pi a destra di quella di Michelet, bens
un'altra storia, basata su una critica dell'ideologia
rivoluzionaria e di ci che per lui  un'illusione della
Rivoluzione francese su se stessa.
Il ribaltamento concettuale di Tocqueville sulla Rivoluzione  del
resto in gran parte analogo a quello che segna la sua analisi del
fenomeno americano. Prima della pubblicazione della Dmocratie en
Amrique, la cultura europea concepiva l'America come un'Europa in
fasce, come l'immagine dei propri inizi: l'insediamento, i
dissodamenti, l'uomo alla conquista di un mondo selvaggio. Il
libro di Tocqueville, che partendo dall'ipotesi centrale
dell'uguaglianza opera in certo senso per deduzione, rovescia
quest'immagine come un guanto: l'America non  la vostra infanzia,
dice agli europei, ma il vostro domani; laggi, libera dai
condizionamenti di un passato aristocratico, fiorisce la
Democrazia che sar anche il futuro politico e sociale della
vecchia Europa. Nella stessa maniera, ma in senso opposto,
vent'anni dopo Tocqueville ripeter il suo paradosso a proposito
della Rivoluzione, sempre in cima ai suoi pensieri anche e
principalmente durante il giro americano. Credete veramente -
dice ai suoi contemporanei - che la Rivoluzione francese sia
un'improvvisa rottura della nostra storia nazionale? Essa  in
realt lo sboccio del nostro passato, il compimento dell'opera
della monarchia;  tutt'altro che una rottura, ed  comprensibile
soltanto nella continuit storica e grazie alla continuit
storica, che realizza nei fatti nonostante che le coscienze la
sentano come una rottura.
F. Furet, Penser la Rvolution franaise,
traduzione italiana di S: B: Cattarini Critica della Rivoluzione
francese,
 Laterza Bari, 1987, pagine 18-21
